martedì 16 dicembre 2014

Compito 4A-4E Recupero

Ecco il compito di recupero.

Dal file di magazzino già importato e di cui si è elaborata la Rimanenza di magazzino (funzioni e dati già in nostro possesso) evidenziamo i valori relativi ad un furto su commissione presso il nostro negozio.
ecco il DataBase di partenza dell'esercizio con i file corretti già importati.
Database di Partenza da rinominare con il Vostro Nome.

I dati del furto (modello per modello) sono distinti in fila A e Fila B e sono individuati dal presente foglio excel da importare correttamente.


Nella realtà due furti distinti sugli stessi oggetti di partenza. Un furto con alcuni modelli Fila A altro furto con altri modelli Fila B.

Tramite le query appropriate individuare il valore complessivo e l'elenco dei modelli oggetto di furto (differenziati per fila A e fila B) e mostrare il loro valore complessivo calcolato alcosto minimo dei modelli oggetto di furto.

Buon Lavoro a tutti.
Prof in gamba.

sabato 13 dicembre 2014

Compito 3D 13 dicembre 2014.

Buon giorno a tutti,

queste le consegne del compito:

FILA A                                                                                   FILA B
Titolo: Le Crociate                                                                 L'ordine dei TEMPLARI

          1. Origine e motivazioni
          2. Fondatori e/o promotori
          3. Motivazioni politiche economiche religiose o semplicemente altre più materiali
          4. notizie sulla fine
          5. Facoltative
Si chiede una articolazione del lavoro sulla falsariga del lavoro svolto per il Sistema Solare con contenuti minimali ma desunti da un'analisi dei testi senza il copia-incolla (brutale).

Buon Lavoro

martedì 25 novembre 2014

"Senza fili, senza confini", in Piemonte il primo gestore internet creato dai cittadini

A Verrua Savoia, in provincia di Torino, sarà un'associazione di promozione sociale a portare la banda larga alle famiglie grazie al lavoro dei ricercatori del Politecnico di Torino guidati da Daniele Trinchero, ideatore del progetto e già coordinatore di una lunga sperimentazione nel comune. E' il primo caso di questo genere in Italia
Le centraline installate dai ricercatori del Politecnico di Torino per portare la banda larga a Verrua Savoia attraverso tecnologie wi-fi a basso costo 

prof in gamba.

venerdì 21 novembre 2014

Uso delle macchine di calcolo ABACO antica ROMA

Da costruire per casa con il cartone e le forbici.

ABACO antica ROMA

prof in gamba

Usa, il bacio tra la soldatessa tornata dall'Afghanistan e sua moglie.

Un bacio contro ogni pregiudizio, inno all'amore che non conosce discriminazioni. E' quello tra la soldatessa Sabryna Schlagetter, appena tornata dalla sua missione in Afghanistan, e sua moglie Cheyenne Nicole. Un bacio travolgente con cui la coppia, riunita a Fort Carson, in Colorado, ha fatto girare la testa all'America e al mondo intero. Le due donne si sono sposate quest'anno nel Nuovo Messico, a San Valentino, qualche giorno prima della partenza di Sabryna.





prof in gamba.

I formati dei file.

Ogni file in INFORMATICA ha un'estensione che sono le 3/4 lettere dopo il punto alla fine del nome del file.

Di seguito l'esercizio che dice come si fa una prima pagina WEB molto semplice

Ecco il contenuto del File che verrà nominato MioWeb.htm sul vostro desktop:

<html>

<head>
<h1>
<center>
buongiorno questo é il mio web
</h1>
</head>
</center>
</html>

questo è l'esercizio per casa delle classi 1°

Rifare e riprovare a riscrivere a casa.

Ciao

Prof in gamba.

mercoledì 12 novembre 2014

Compito in classe 4D

Ecco i il file da importare per iniziare il lavoro di valutazione del magazzino da valorizzare al costo medio.


Magazzino Partenza-CompitoA
e
Magazzino partenza - CompitoB
  1. vanno prima definiti i saldi con una tabella;
  2. i totali con un altra tabella;
  3. la valutazione complessiva delle rimanenze di magazzino al costo medio di acquisto
Mi raccomando di nominare correttamente i nomi dei campi, le tabelle e di controllare il corretto dimensionamento ed i formati dei campi al fine del corretto svolgimento del compito.

BUON LAVORO.

prof in gamba.

Macchine di Calcolo

Ciao rega,

vi fornisco la mappa concettuale della storia della Macchine di Calcolo.

Macchine di Calcolo

prof in gamba

sabato 25 ottobre 2014

venerdì 24 ottobre 2014

Lezione di ACCESS

Ragazzi eccovi il file da importare in ACCESS correttamente.

RimanenzeNegozio

alla prossima lezione

Prof in gamba.


giovedì 23 ottobre 2014

CORSO DI CODICE DI PROGRAMMAZIONE.

La settimana del CODICE di programmazione ci regala un corso di 20-Hours per misurare il nostro grado di apprendimento del pensiero computazionale.

ecco il LINK per lavorare a casa registrandosi preliminarmente e misurare così i progressi in atto.

CORSO DI CODICE DI PROGRAMMAZIONE

prof in gamba.

giovedì 16 ottobre 2014

LA PRATICA CORRETTA DELLA MEDITAZIONE ATTRAVERSO L'USO del SOFTWARE ACCESS di Microsoft.

Questo è l'unico programma della Microsoft che utilizza il prof. in gamba.

Tutto il resto è pattume tranne ACCESS.

GUIDA ACCESS per conseguire il MODULO 5


prof in gamba

THE HOUR of CODE.

Cari ragazzi il Dipartimento di INFORMATICA del RICCATI-LUZZATTI intende aderire all'iniziativa del festeggiamento della SETTIMANA DEL CODICE DI PROGRAMMAZIONE che avviene fra circa 70 paesi nel mondo.

Ecco, a tutti i miei fans, il LINK del sito.

Settimana del CODICE DI PROGRAMMAZIONE

scoprite tutto quello che contiene.

Festeggiamo ADA LOVELY BYRON inglese (figlia di Lord BYRON il padre del romanticismo europeo), la quale ha scritto le prime righe di codice su macchine di calcolo programmabili intorno agli anni 1840.

Di seguito anche un'importante guida per il codice a Blocchi conosciuto come 
SCRATCH

ed eccovi un TUTORIAL in INTERNET

GUIDA SCRATCH Del MIT (Massachusetts Institute of Technology)


prof in gamba.

domenica 23 febbraio 2014

RECLAMIZZAVA IL FUMO ED IL FUMO LO HA UCCISO.

MARLBORO MAN e la MALEDIZIONE del FUMO.




E' morto il più famoso "Marlboro Man" il più convinto e convincente TESTIMONIAL del più famoso brand di tabacco della storia ERIC LAWSON, visto che lui le sigarette le ADORAVA. 
Al punto da non riuscire assolutamente a farne a meno, neanche dopo che il medico lo aveva avvertito che stava rischiando la vita.

I cartelloni con lui che si accende una sigaretta vestito da cowboy sono un'icona del nostro tempo e sono apparsi sui cartelloni pubblicitari più grandi di tutte le città del mondo.

Tutti conosciamo quel famoso cowboy che si accende la sigaretta con le briglie del cavallo in mano.

Un vero MUST della nostra storia e del nostro immaginario collettivo.

Eppure ERIC LAWSON è morto stroncato da una grave forma di ostruzione polmonare causata proprio dalle sigarette.
Una morte dolorossissima pagata ad una vita di continue bugie a se stessi.

OGNI VOLTA CHE ACCENDI UNA SIGARETTA DICI UNA BUGIA ALLA TUA VITA SOLO PER IL GUSTO DI UNA DROGA (L'AMMONIACA CONTENUTA NEL TABACCO E MESSA LÌ AL SOLO SCOPO DI CREARE DIPENDENZA LA TUA ED UNA RICCHEZZA LA LORO CHE TI VENDONO LE SIGARETTE).
SI STANNO ARRICCHENDO SULLA TUA PELLE SFRUTTANDO LE TUE DEBOLEZZE.


Prof in gamba.

martedì 11 febbraio 2014

Mappe concettuali di qualità


Software CMAP per le mappe concettuali


Come vi avevo promesso ecco il software relativo alle mappe concettuali.

Coloro che vogliono studiare in modo diverso possono scaricare il software sul desktop e da lì con doppio click far partire l'installazione.

Ciao a tutti
prof in gamba

giovedì 30 gennaio 2014

Comincia la faticosa salita verso la comprensione delle macchine che fanno calcoli. Con Turing scaleremo la VETTA.

Ciao ragazzi,

ecco a voi la mappa concettuale sulle macchine di calcolo da rivedere e correggere insieme

Macchine di calcolo

Alan Turing dice nel film "The Imitation Game":
<< Sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose quelle che fanno cose che nessuno può immaginare.>>

Una grandissima lezione di vita.


prof in gamba

venerdì 24 gennaio 2014

Cari bambini, cari ragazzi: idee per rapportarsi con i minori articolo di Marisa Nicolini


EDUCAZIONE E CERVELLO: IL RUOLO DELL’EDUCATORE
Intervento al Convegno
“Cari bambini, cari ragazzi: Idee per rapportarsi con i minori”
Sala della Prefettura di Viterbo
28 Marzo 2009   
“Gli Dei hanno dato agli uomini due orecchie e una bocca per poter ascoltare il doppio e parlare la metà.”(Talète, 624 a.C.) 
“Adulti imparate ad ascoltarci le nostre parole valgono sono importanti, dateci a mente.
Ritornate bambini riscoprite le vostre emozioni perse vedrete che ci capirete meglio.”
(Anonimo dell’ITIS)

Quando si parla di sviluppo non ci si riferisce ad un processo lineare ed omogeneo, bensì ad un complesso divenire di diverse variabili endogene che si intersecano, a loro volta, con le variabili ambientali. Dopo gli studi, fondamentali, di Piaget, Vigotskij, Bruner (versante cognitivo) e di Anna Freud, Klein, Mahler (versante psicodinamico), oggi siamo concordi nell’affermare che lo sviluppo inteso come susseguirsi di tappe è superato, e preferiamo parlare di costruttivismo, secondo modelli interazionali dinamici in cui l’organico (potenzialità e vulnerabilità) è costantemente embricato con l’esperienziale (funzionale o disfunzionale) per dar luogo a transazioni sistemiche.Per costruttivismo intendiamo, in sintesi, l’interrelazione dinamica tra cervello (fisiologia, biologia, genetica) e ambiente (socio-educativo e affettivo) dalla quale dipendono, appunto, tempi, modi e qualità dello sviluppo individuale in quanto incessante relazione dinamica tra dentro e fuori, o meglio, tra le diverse dimensioni di ciò che è interno al soggetto e le diverse dimensioni di ciò che lo circonda (esperienza).Insomma, non c’è individuo senza interazioni, ovvero senza relazione, a tutti i livelli.In questo universo relazionale rientra a pieno titolo il rapporto tra adulti e ragazzi, che sarò l’oggetto di questo intervento.Ma prima è necessaria una premessa, con alcuni cenni sulla maturazione neurofisiologica.
Cenni di neurofisiologia dello sviluppo cerebrale
Il cervello si accresce con sorprendente rapidità nei primissimi anni di vita, in costante dipendenza tra struttura/esperienza (connessionismo), per poi decrescere in velocità di accrescimento negli anni successivi.
Ma tale tasso di crescita non è invariabile per tutte le aree cerebrali: maturano con maggiore velocità le aree primarie legate ai sensi e le porzioni sottocorticali deputate ad elaborare le emozioni (cervello arcaico, finalizzato alla sopravvivenza e all’adattamento).
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Sviluppano più tardivamente quelle legate al pensiero, alla cognitività (neocorteccia, finalizzata all’elaborazione soggettiva delle esperienze) ed in questa neocorteccia la più tardiva a maturare è quello prefrontale, legata alla soggettività, all’autodeterminazione, alla soluzione dei problemi, al decision-making (color blu), che non si completa prima dei 20-22 anni.
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Di conseguenza un individuo non può giungere all’autodeterminazione se non gradualmente, dinamicamente, in relazione alle fasi di sviluppo e in sinergia sistemica tra dotazione biologica ed esperienze vissute. 
Prime fasi dello sviluppo e attaccamento
Possiamo dire che lo sviluppo del cervello è esperienze-dipendente e la principale fonte di esperienza per ogni neonato/bambino proviene dal tipo di accudimento che riceve e dall’attaccamento che stabilisce che chi si prende cura di lui. Se l’adulto che si occupa del bambino è presente, disponibile, caldo, accogliente, empatico, ossia se sa rispondere con coerenza e costanza ai bisogni affettivi (prim’ancora che materiali) del bambino, darà luogo ad un attaccamento sicuro, il bambino sarà sereno e capace di distaccarsi dalla figura di accudimento per iniziare i primi processi di autonomia – esplorazione.Nei primi anni di vita è dominante l’emisfero destro del cervello, deputato ad elaborare le informazioni a valenza emozionale-relazionale, in una fase di età = sviluppo neurofisiologico pre-verbale.
La plasticità neuronale è somma: con grande velocità si formano numerosissime connessioni sinaptiche e si produce quell’arborizzazione dendritica che porterà il cervello a disporre di miliardi di collegamenti tra cellule nervose, i neuroni.
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Successivamente, con l’acquisizione dell’importantissimo strumento del linguaggio, le attività individuali e sociali tendono ad essere mediate dalla parola e questo crea uno shift a sinistra, ovvero tende a divenire dominante l’emisfero sinistro. Quando il bambino giunge a scuola, nel suo cervello sono già avvenuti (o meno) importantissimi sviluppi che ne fanno un soggetto sicuro, ovvero insicuro, evitante, dipendente, ecc.
Adolescenza e sviluppo dell’identità

Un importante fenomeno che caratterizza l’adolescenza è lo sviluppo del sé: la maggiore maturità intellettiva rende l’adolescente più interessato e più critico verso il proprio ambiente di vita e maggiormente consapevole come soggetto dell’interazione con un contesto sociale più ampio.
Mentre nelle precedenti fasi di sviluppo il fanciullo si identificava con persone della sua esperienza concreta, durante l’adolescenza la scelta dell’oggetto di identità diventa molto più complesso, le relazioni si estendono e irrompe – grande novità rispetto al passato – l’utilizzo dei mezzi di comunicazione virtuale che rendono l’esperienza soggettiva a rischio in quanto si crea una dissociazione tra crescita ed esperienza.
Dal punto di vista neuropsicologico l’adolescente comincia a formarsi il suo “Io” cosciente sulla scorta di conferme/rifiuti delle pregresse memorie (apprendimenti) in relazione alle nuove esigenze.Infatti, nel cervello dell’adolescente le pregresse memorie, nell’infanzia assorbite e vissute automaticamente, acriticamente, cominciano ad essere filtrate alla luce di un proprio senso di identità (ancorché in formazione), del proprio “io cosciente”.I lobi prefrontali (autodeterminazione e progettualità) iniziano a maturare e a “rileggere” criticamente le informazioni depositate precedentemente in memoria, operando conferme o rifiuti.
L’adolescenza può rappresentare il periodo di maturazione di “semi” gettati nell’infanzia, dando luogo a un divenire più o meno armonioso delle potenzialità e delle idee del soggetto (costruzione dell’individualità nel tempo e nello spazio = progetto finalizzato), oppure può costituire un periodo estremamente critico di vulnerabilità in assenza di un pregresso progetto educativo funzionale non solo all’attualità ma anche al divenire (frattura rispetto all’infanzia e ricerca “casuale” di una identità più o meno condizionata = tentativi ed errori).
Il ruolo degli adulti
Considerando che lo sviluppo umano è dato dal più o meno armonioso incontro del substrato organico con l’ambiente di relazione dell’individuo, il ruolo dell’adulto è fungere da mediatore saggio, maturo, consapevole, tra questi due habitat.
In altre parole, il nostro intervento educativo deve far sì che possa aver luogo questo incontro fisiologico e dinamico nel modo migliore, predisponendo per quanto possibile un ambiente stimolativo adeguato all’espressione delle potenzialità innate (autopoiesi).
L’educazione, in questo senso, non deve limitarsi a fornire dati di conoscenza (informazione) ed a permettere la formazione, ma deve rappresentare lo strumento elettivo dell’individuazione, dello sviluppo dell’individualità, ossia dell’emersione di quell’unicum dinamico dato dall’incontro, per così dire, tra natura e cultura.Noi educatori, genitori, insegnanti, abbiamo un ruolo importantissimo in questo processo di sviluppo, un ruolo complesso e di grande responsabilità, soprattutto nella fase storica attuale in cui, come accennato, emerge una terza dimensione nelle relazioni umane, quella virtuale.Questo complicato intersecarsi di dimensioni ci obbliga ad uscire dalla logica lineare, bidimensionale, del tipo binario o… o…, se… allora…, e ad entrare nella logica sistemica, circolare, di tipo multifattoriale, che dà vita ai processi auto-poietici, dai quali può emergere l’autodeterminazione individuale.
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Nella prima fase di sviluppo, allorquando il bambino vive soprattutto di emozioni, il ruolo dell’adulto è permettere il radicarsi di un solido attaccamento, foriero di sicurezza in se stesso, grazie ai noti processi di identificazione/separazione.
Nella seconda infanzia, il cosiddetto periodo di latenza, il ruolo dell’adulto è consentire al bambino di sperimentarsi serenamente nell’ambiente fisico-naturale e in quello di relazione, sostenendolo di fronte alle frustrazioni, arricchendolo di stimolazioni cognitive in sintonia con i suoi vissuti emozionali.Tali stimolazioni devono raggiungere l’individuo, specialmente in età evolutiva, con gradualità e piacevolezza, fino a creare un dialogo tra i propri sensi (recettori degli stimoli) e l’ambiente esterno (che tali stimoli invia).Una stimolazione improvvisa, troppo intensa o troppo prolungata pone i recettori (e l’organismo in toto) in condizione di difendersi (stress o trauma) e crea una memorizzazione negativa Þ rifiuto Þ evitamento.Stimolazioni carenti, sporadiche, blande, al contrario, non producendo piacere, non eccitano sufficientemente il sistema percettivo/mnestico, fino a creare individui apparentemente insensibili alla bellezza della natura e dell’incontro con l’altro.E’ di fondamentale importanza, pertanto, che gli adulti educatori sappiano guidare, facilitare questo processo, consapevoli che dovrebbero esporre i bambini quanto più possibile, con gradualità e piacevolezza, agli stimoli provenienti dall’ambiente naturale, promovendo una sorta di gioco a ricercare, riconoscere, distinguere la varietà di input che il mondo invia (integrazione mondo naturale/mondo artificiale).Così verrebbe a ricrearsi quel sentimento di unità e di appartenenza con la Natura che è stato frustrato e negato dal predominio del mondo artificiale, prodotto dall’Uomo.Come accennato la televisione e i videogiochi, apportando informazioni in assenza o in contrasto con l’esperienza, rischiano di creare dissociazioni e fantasie (che non sono utili alla creatività) fino alla psicopatologia. Infatti: i ritmi serrati dei passaggi delle immagini, le musiche di accompagnamento che caricano ancor più l’emozionalità del soggetto, le storie spesso del tutto irreali e inverosimili, i forti contrasti cromatici (specialmente nei cartoni animati), e soprattutto la violenza spesso “spacciata” come modalità vincente di soluzione dei problemi e dei conflitti, producono nel cervello tutt’altro che gradualità dello stimolo, e non certo quella piacevolezza fisiologica che permette e consolida - unitamente all’esperienza concreta che coinvolge  quanto più possibile attivamente tutti i sensi -  memorizzazioni e apprendimento. Al contrario, TV e videogame producono un’eccitazione del Sistema Nervoso Centrale innaturale e patogena perché:
  • crea dissociazione tra ambiente e stimoli naturali e ambiente e stimoli artificiali;
  • crea dissociazione tra informazioni artificiali ed esperienza diretta, indispensabile nelle prime fasi di sviluppo del bambino;
  • quelle stimolazioni artificiose e forzate eccitano particolari distretti neuronali a discapito di un’integrazione sinergica intra- ed inter-emisferica;
  • per queste (ed altre) ragioni ormai è accertato scientificamente che la ripetitività e spesso l’ossessività di taluni stimoli possono scatenare persino crisi epilettiche.
Inoltre è dimostrato e riportato in letteratura che quanto più tempo un bambino passa davanti a uno schermo, tanto meno egli risulta socievole ed altruista, proprio perché in lui si riducono i tempi e le opportunità, e di conseguenza le motivazioni, all’esperienza pro-sociale (sé in relazione agli altri ed all’ambiente).Perché un soggetto viva in armonia con se stesso e con l’ambiente sociale e naturale che lo circonda occorre che, grazie alla facilitazione degli educatori:
  1. il suo cervello riceva sempre informazioni (energia) in cui il mondo naturale abbia la precedenza su quello artificiale/simbolico (tale funzione si sviluppa successivamente nel sistema nervoso);
  2. tali informazioni siano integrate, ossia sollecitino in lui contestualmente cognitività (la nozione, il dato) ed affettività (l’emozione correlata);
  3. gli stimoli non privilegino uno o alcuni aspetti delle potenzialità dell’individuo, ma siano finalizzati a stimolare la globalità del soggetto nelle sue varie manifestazioni (fisiologiche, comportamentali e sociali);
  4. gli educatori (in primo luogo genitori ed insegnanti) facilitino l’esperienza diretta, concreta, attivando con le stimolazioni fisiologiche tutti i sensi del bambino e guidandolo per mano in un’esperienza reale, significativa, creativa e non minacciosa;
  5. il bambino capisca i nessi di causa/effetto tra l’uomo e l’ambiente, fondamentali nell’attuazione di comportamenti rispettosi di sé e dell’ambiente stesso;
  6. le “regole” e il contenimento necessari per dare stabilità alla cornice di riferimento siano amorevoli, affettuosi, duttili. La loro natura deve permetterne in parte l’introiezione (aspetti sostanziali), in parte la rielaborazione (aspetti formali), affinché l’individuo in via di sviluppo possa sentirsi soggetto delle proprie scelte e non mero conformista o obbediente (ciò che darebbe luogo a frequenti processi di ribellione).
In adolescenza, quando il soggetto sente prorompere la spinta all’autonomia, il ruolo dell’adulto sarà quello di permettere l’evoluzione delle “regole” fino ad allora trasmesse. Autonomia, infatti, implica autoregolazione, affermazione del Sé, autodeterminazione.
A questo punto dell’evoluzione individuale, i genitori, gli educatori, oltre a continuare a trasmettere il proprio discreto esempio di vita, devono sostenere i ragazzi tramite un ascolto empatico, non giudicante, che non rappresenti solo contenimento e sostegno, bensì costituisca un accompagnamento verso l’individuazione, verso un rapporto non più fatto di dipendenza o di interdipendenza, ma di intersoggettività.
I ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati e capiti, non giudicati, perché possano a loro volta imparare ad ascoltare e capire gli altri nei loro bisogni e nelle loro difficoltà. E torniamo qui al concetto di educazione come relazione che fa dà sfondo a tutto il mio intervento.
Infine, ricordo che nella relazione = esperienza intersoggettiva, il cervello continua ad acquisire informazioni utili alla plasticità neuronale, ad aumentare quell’arborizzazione dendritica che andrà a vicariare anche la diminuzione dei neuroni conseguente all’invecchiamento, permettendo all’individuo di rimanere giovane nel proprio cervello attivo, recettivo, desideroso di conoscere e di sperimentarsi nell’intero arco della sua esistenza.
La creazione di Adamo, di Michelangelo
Uno spunto per riflettere…
Osservando la volta della Cappella Sistina, infatti,  l'occhio può cogliere nella "Creazione di Adamo" (una delle scene principali) insospettate somiglianze tra l'immagine di Dio che infonde lo spirito in Adamo e l'immagine sagittale di un cervello umano…
Qualunque fosse l’intento di Michelangelo, profondo conoscitore dell’anatomia, ed il messaggio che ha voluto lasciare ai posteri, è oggi più che mai evidente che la nascita dell’Uomo in quanto essere autodeterminato risiede nell’encefalo!

Malato? No, adolescente articolo di di Richard Eugen Unterrichter

L’adolescenza oggi è diventata così complicata, sconosciuta, violenta; perché?Adolescere in latino significa ”crescere”. Da cosa? Da dove? Come? Per chi? Queste sono le domande che, ascoltando i ragazzi, ci si sente rivolgere sconsolatamente. A noi spesso, non rimane che alzare le nostre difese, razionalizzare e chiedergli: “Perché sei così? Cosa ti manca?”.
La complessità dell’uomo è la sua  grandezza, ma l’adolescenza diventa miseria senza una cornice in cui poter dipingere la propria immagine  di adulto. Purtroppo gli adulti cadono spesso in questo falso gioco in cui prendono il ruolo sempre rischioso  dei fatalisti oppure adottando un modello formalistico fuorviante.
Nel caso dei genitori fatalisti si assiste ad una rinuncia da parte del genitore / educatore a comprendere  le condotte dell’adolescente in risposta spesso dei primi fallimenti e in difesa della propria autostima, troppo incerta, per resistere ad un attacco al proprio ruolo ideale di genitore operato dall’adolescente. I  genitori più combattivi spesso adottano invece un “loro”modello formalistico frutto di una teoria fai da te che cercherà di riconoscere i sintomi prodromici di qualunque devianza.
In realtà più un oggetto è complesso e maggiori sono le conoscenze che dovremmo poter mettere in campo per comprenderlo realmente. Nello specifico le cornici concettuali che ci permettono di inquadrare l’adolescenza sono le teorizzazioni che possiamo considerare articolate in quattro modelli principali:
1) fisiologico
2) sociologico e ambientale
3) cognitivo ed educativo
4) psicoanalitico
senza che alcuno abbia preminenza sull’altro, ma influenzandosi vicendevolmente.
Vediamone ora una rapida definizione.
Il modello fisiologico segue una legge di natura che inizia con una secrezione ipotalamica che innesta una secrezione ipofisaria di gonadotropine stimolante a sua volta una secrezione gonadica causa di alcune modificazioni morfologiche periferiche di taluni recettori.  Questo è un modello che precondizione l’uomo in quanto inscritto nel suo patrimonio genetico di crescita fisiologica.
Il modello sociologico adotta una duplice prospettiva nell’analisi del fenomeno: quello dell’inserimento in un nuovo gruppo sociale (quello degli adulti) e quello dell’appartenenza ad un gruppo sociale in divenire.
Per questo le ingerenze dei contesti familiare, storico, culturale, economico saranno massime e determinanti. Così spesso  i “talk shows” televisivi vedono confrontarsi ex adolescenti che richiamano il loro essere adolescenti degli anni ’60 come metro per capire gli adolescenti degli anni ’90 o addirittura quelli del nuovo millennio senza riuscire a trovarci linee guida.  Nel rapporto dell’UNESCO del 1968 si trovano espressioni come: contro-cultura, confronto-contestazione, contro-potere. I ragazzi del nuovo millennio si esprimono invece con: disoccupazione, realismo, inadeguatezza. I ragazzi degli anni ’60 potevano contestare e misurarsi con un sistema di valori familiare e sociale pestando i piedi su un’economia in piena espansione ed un mondo tutto in divenire; i ragazzi di fine millennio e di oggi si trovano a dover costruire un’esistenza in piena crisi economica che sentono presto degenererà anche in materiale e strutturale. Un’unica espressione quindi connota i giovani: ansia. L’ansia va combattuta in qualche modo e le vie più semplici per tentare di controllarla sono: la rassegnazione ed il ritiro, che ci consegna alla depressione,  le reazioni contro fobiche generatrici delle violenze spesso opinabilmente incomprese. Gli adolescenti di fine millennio a chi possono gridare il loro contro-potere? Quale cultura, valori  possono contestare e riformare nel vortice di valori moderno? Il modello familiare, che riconosce la crescita personale degli adolescenti superando le problematiche intrapsichiche confrontandosi con i modelli delle immagini parentali, come può funzionare oggi? I giovani di oggi non hanno spesso un “matusa” come con cui confrontarsi, hanno frequentemente una tribù di fratellastri, possono talvolta confrontarsi con delle migliori amiche che l’anagrafe insegna loro essere le loro madri.
Il modello psicoanalitico trema di fronte ad una realtà esterna che appare più come una realizzazione  DI talune fantasie adolescenziali e angosce di frammentazione che altri hanno prodotto. Il conflitto edipico che si riattiva in adolescenza non può esprimersi con il rifiuto dell’adulto genitore, perché troppo spesso oggi, si riattiva in relazione con il compagno della mamma o la compagna del papà. Allora, dov’è la minaccia dell’incesto? Con un estraneo è impossibile. Il tentativo di rifiutare le identificazioni con la propria infanzia, cioè le proprie immagini parentali, esistono in una famiglia fatta di compagni, compagne, fratelli, fratellastri, amanti e conviventi di passaggio? In questo quadro i ricordi familiari sono tutti costellati da lutti e separazioni: non c’è ricovero nel passato. Il presente è frammentato. Il futuro, per le nuove generazioni è destinato ad essere insicuro, incerto, ansioso e talvolta angosciante.
Bisogna capire, avere il coraggio di assumersi responsabilità, di privarsi dei propri impulsi e dire ai “non giovani” che è la responsabilità a dar senso alla vita e non l’attimo fuggente. In conclusione  mi ritorna all’orecchio un’associazione che feci durante una seduta di sostegno psicologico ad una giovane adolescente molto angosciata per il suo futuro. Ella mi disse: “Non potrei mai sopportare che mi rubino il cellulare che mi ha regalato mio padre a Natale ”. Subito mi venne in mente un famoso spot pubblicitario recitante: “ Toglietemi tutto, ma non il mio…”nella mia mente completai lo slogan con “toglietemi tutto ma non il mio capriccio”. Similmente, i giovani, devono fare i conti con un mondo che non offre più quello che offriva all’adolescenza dei loro genitori perché questi “non giovani” di oggi  possono combattere le battaglie più dure e vincerle, conquistare grandi carriere, ricoprire mille incarichi di grande responsabilità e pregio sociale, ma sembra non possano resistere ai loro capricci. Per questo prendono tutto quello di cui hanno bisogno. Credo che gli adolescenti di oggi, per questi motivi, abbiano davvero bisogno di aiuto e sostegno che per una mutazione evoluzionistica non possono ricevere dalla famiglia.

Il gruppo in adolescenza: occasione di crescita o fonte di devianza? articolo di Erika Panchieri

Piaget, nel 1932, sottolineava già la diversità tra la relazione sociale asimmetrica con l'adulto e quella simmetrica con i coetanei.
La prima è basata sul rispetto e sull'obbedienza, mentre la seconda è caratterizzata da cooperazione e condivisione.
Proprio a questo tipo di relazione Piaget attribuisce un ruolo importante nel favorire il passaggio verso fasi più evolute di giudizio morale.Nel corso dello sviluppo l'importanza delle relazioni con i coetanei aumenta tanto che, nella preadolescenza e nell'adolescenza, i coetanei diventano una fonte primaria di vicinanza e sostegno affettivo (Hartup, 1989).
Abitualmente si distinguono diverse forme di aggregazione giovanile e principalmente tra gruppi formali e informali: i primi sono strettamente integrati con le istituzioni mentre i gruppi informali lasciano più spazio alle tendenze personali.
Ecco perché i giovani che appartengono a quest'ultimo tipo di gruppo si confrontano e cercano sostegno dai coetanei più che dagli adulti, perseguono l'autonomia personale e l'indipendenza, aprendosi verso nuovi valori e posizioni originali, più che tradizionali.
I ragazzi che frequentano i gruppi formali si dimostrano più legati alla famiglia e seguono valori basati sull'autodisciplina, lo studio e la formazione professionale.
L'appartenenza ad un gruppo, di qualunque tipologia esso sia, nasce dal bisogno di affiliazione che è dato dall'esigenza di trovare supporto, condivisione e approvazione.
Tutto ciò diventa, in seguito, un vero e proprio bisogno di appartenenza che porta alla scelta selettiva del gruppo da frequentare in base ai valori che meglio si combinano con i propri e con l'immagine di sé che l'adolescente sta costruendo (Tonolo, 1999).
Inoltre, si è concordi nell'attribuire alla relazione con i coetanei il ruolo di rafforzare i processi di identificazione e differenziazione/ identificazione (Palmonari, 1997).
Infatti, Erikson (1968) individua proprio nel periodo adolescenziale la crisi tra identità e confusione di ruolo con consolidamento delle soluzioni dei precedenti quattro stadi in un senso coerente di sé.
Risulta molto interessante indagare il significato che gli adolescenti stessi danno al gruppo, cosa vuol dire per loro farne parte. Tra alcune delle loro affermazioni in proposito possiamo citare le seguenti:
  • non posso pensare di perdere il gruppo
  • al gruppo non potrei comunque rinuciare
  • il gruppo di dà qualcosa che nessun altro ti può dare
  • il gruppo vuol dire avere qualcuno con cui confrontarsi
  • stare in gruppo vuol dire affrontare insieme ad altri le nostre difficoltà
  • nel gruppo puoi fare quello che vuoi senza che nessuno ti rompa
  • all'interno del gruppo ognuno ha la possibilità di affermare la propria identità
  • frequentare un gruppo è u bisogno quotidiano
  • il gruppo sostiene nei momenti difficili, ti tira su ill morale
  • il gruppo ti permette di fare le stesse cose, di identificarti con gli altri
  • certi problemi in famiglia non possono essere risolti, si può fare solo con gli amici, in gruppo
  • il gruppo è un modo per fronteggiare la solitudine, la noia e anche i pericoli
  • il gruppo è un modo di scambiarsi esperienze, soprattutto modi di pensare (De Bartolomeis, 1972). 
Stare in gruppo, però,non è sempre facile, nè porta ogni volta ad un esito positivo: infatti, il gruppo, oltre alle funzioni positive, citate precedentemente, può essere fonte di disagio e devianza.
Il gruppo dei pari può diventare, quindi, ricettacolo degli aspetti più fragili della personalità, che possono portare al compimento di atti aggressivi finalizzati allo scarico della tensione interna.
Questi atti, da un punto di vista psicologico, sono indicatori di rischio aspecifici, aperti cioè a diverse possibilità di sviluppo non necessariamente, né prevalentemente, di tipo deviante.Solitamente i gruppi di adolescenti violenti sono costituiti da giovani che hanno storie personali familiari traumatiche non elaborate: separazioni precoci dai genitori, abbandoni, lutti, abusi e maltrattamenti.
Vi sono alla base una grande superficialità nei rapporti interpersonali e gravi lacune educative che portano il giovane a non essere in grado di prevedere completamente la gravità delle proprie azioni.Provare emozioni forti e rischiose solitamente rispecchia un modo per i giovani di ricercare una propria identità sia per se stessi sia agli occhi dei pari e della società. Il gruppo, infatti, assolve un'importante funzione: è lo specchio delle proprie immagini, la conferma del sé. Questo perché, quando le aspettative individuali si incontrano con quelle degli altri, forniscono figli spunti dell'orientamento all'azione con  conseguenze, non sempre consapevolmente attive, sono comunque di tipo espressivo.
L'azione deviante, con la trasgressione che manifesta,  ha il potere di amplificare la comunicazione, di evidenziare i messaggi, di attivare attenzioni. Ecco perché è importante sviluppare favorire nei giovani la progettualità e la partecipazione democratica, la collaborazione e la solidarietà, promuovere sentimenti di accettazione e riconoscimento reciproco, educare all'autostima e alla valorizzazione personale, al lavoro di gruppo, offrire modelli positivi e stimolare abilità psicosociali (life skills). Il potenziamento di questi rapporti psicologici e sociali può avere una forte funzione preventiva e contenere o ridurre gli stati di disagio individuale, spesso legati a povertà relazionali, ambientali e affettive.  
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Bibliografia:
  • De Bartolomeis F. (1972), La psicologia dell'adolescente e l'educazione, La Nuova Italia, Firenze.
  • Erikson E. (1968), Gioventù e crisi d'identità, Armando Editore, Roma.
  • Hartup W.W. (1989), Social relationships and their developmental significance, in American Psychologist, 44, pp. 120- 126.
  • Palmonari A. (1997), Psicologia dell'adolescenza, Il Mulino, Bologna.
  • Piaget J. (1932), Il giudizio morale nel fanciullo, Giunti, Firenze.
  • Tonolo G. (1999), Adolescenza e identità, Il Mulino, Bologna. 

Lo sviluppo dell'identità in genere (di marisa nicolini)

L’adolescenza è per definizione “la fase di sviluppo che si estende dalla pubertà ai 18-20 anni”.Tuttavia, recenti ricerche dimostrano che la massiccia esposizione a stimoli erotizzanti sta facendo abbassare sensibilmente l’ingresso nella pubertà (9-10 anni), mentre fenomeni socio-economici ritardano l’uscita dei giovani dalle famiglie, per cui attualmente l’adolescenza può durare dai 10 ai 30 anni di età.Inoltre, alcune caratteristiche adolescenziali possono permanere a lungo anche nelle persone mature.L’adolescenza costituisce una tappa fondamentale nei processi di:
  • maturazione bio-fisiologica
  • individuazione-separazione
  • sviluppo delle competenze emozionali, cognitive e sociali
  • contestualizzazione socio-culturale.
Fondamentalmente l’adolescenza è caratterizzata dalla contraddizione tra uno stato di necessaria dipendenza dal mondo adulto e da un forte desiderio di autonomia.Infatti l’adolescente non è più un bambino ma non è ancora un adulto e si deve confrontare con i profondi cambiamenti che gli altri si aspettano da lui:
  • la famiglia in tal senso rischia sentimenti di ambivalenza: da una parte vorrebbe ancora il figlio bambino, dipendente, gratificante, dall’altro lo vorrebbe considerare già grande, autosufficiente, maturo, capace di conseguire autonomamente i suoi obiettivi;
  • l’ambiente sociale a sua volta pretende che egli si comporti da adulto, ma spesso lo disconferma in questo ruolo e lo respinge nel mondo dell’infanzia;
  • il gruppo dei pari è variegato e non offre punti di riferimento omogenei rispetto alle altre agenzie di formazione ed educative (famiglia, scuola, ambiente sociale).
L’adolescente oscilla continuamente tra sentimenti di omologazione (conformismo) e pulsioni all’autonomia e in tal senso il gruppo dei coetanei esercita un ruolo di tutto rilievo
  • nella costruzione dell’identità e nelle modificazioni
  • del sistema di sé dell’adolescente stesso. 
SVILUPPO DELL’IDENTITA’
Un altro fenomeno che caratterizza l’adolescenza è lo sviluppo del Sé: la maggiore maturità intellettiva rende l’adolescente più interessato e più critico verso il proprio ambiente di vita e maggiormente consapevole come soggetto dell’interazione con un contesto sociale più ampio.
Mentre nelle precedenti fasi di sviluppo il fanciullo si identificava con persone della sua esperienza concreta, durante l’adolescenza LA SCELTA DELL’OGGETTO DI IDENTITA’ DIVENTA MOLTO PIU’ COMPLESSO.
Dal punto di vista neuropsicologico l’adolescente comincia a formarsi il suo “io” cosciente sulla scorta di conferme/rifiuti delle pregresse memorie (apprendimenti) in relazione alle nuove esigenze.
Nel cervello dell’adolescente le pregresse memorie, nell’infanzia assorbite e vissute automaticamente, acriticamente, cominciano ad essere filtrate alla luce di un proprio senso di identita’ (ancorché in formazione), del proprio “io cosciente”.
I lobi frontali (sede di autodeterminazione e progettualità) iniziano a “rileggere” criticamente le informazioni depositate in memoria, operando conferme o rifiuti.L’adolescenza puo’ rappresentare il periodo di maturazione di “semi” gettati nell’infanzia, dando luogo a un divenire piu’ o meno armonioso delle potenzialita’ e delle idee del soggetto (costruzione dell’individualità nel tempo e nello spazio = progetto finalizzato) oppure puo’ costituire un periodo estremamente critico di vulnerabilita’ in assenza di un pregresso progetto educativo funzionale non solo all’attualita’ ma anche al divenire (frattura rispetto all’infanzia e ricerca “casuale” di una identità più o meno condizionata = tentativi ed errori). LA NEUROPSICOLOGIA DISTINGUE TRA
  • PERSONALITA’: caratteristiche tipologiche acquisite sulla base di istruzioni e condizionamenti che “mascherano” la realtà dell’individuo (adattamento per necessità, senza un reale progetto educativo che tenga conto delle inclinazioni e delle potenzialità del soggetto)
  • IDENTITA’: ricerca di appartenenza ad un gruppo o sistema sociale per essere riconosciuti e accettati, per non essere emarginati o considerati “diversi” (adattamento tramite l’interiorizzazione dei modelli socio-culturali)
  • INDIVIDUALITA’: caratteristiche proprie e potenzialità coordinate armonicamente in un soggetto che integra il proprio Io al Sé, ovvero non rinuncia alle proprie peculiarità e finalità pur armonizzandole alle richieste e possibilità ambientali (vero adattamento volitivo, senza rinunciare all’Io, conoscendo e rispettando le proprie motivazioni interne).
L’adolescenza mette in discussione l’intero sistema di valori acquisito tramite il processo di socializzazione e puo’ rappresentare una fase grandemente utile per giungere alla propria individuazione.
DALL’ATTACAMENTO ALL’INDIVIDUAZIONE
Perche’ tale fase di crescita e di individuazione possa aver luogo nella serenita’  e con auto-determinazione occorre che nelle prime fasi di sviluppo del bambino si siano prodotti sani processi di attaccamento. Classicamente vengono identificati 4 stili di attaccamento, ognuno con massicce conseguenze sullo sviluppo dell’individuo e delle sue future relazioni:
  1. l’attaccamento sicuro costituisce la forma più adeguata: si ha con madri responsive e rispondenti ai bisogni materiali e prima ancora emozionali del neonato, congrue nei loro comportamenti, accessibili al bambino (la cc.dd. “base sicura”);
  2. l’attaccamento ansioso-evitante è esperito da bambini che hanno madri poco responsive, rifiutanti rispetto alle richieste di vicinanza del bambino;
  3. l’attaccamento ansioso-resistente avviene con madri imprevedibili e incoerenti, discontinue nei segnali che inviano al bambino e ambivalenti rispetto ai segnali provenienti dal bambino;
  4. l’attaccamento disorientato-disorganizzato, tipico di madri spaventate e spaventanti, a causa di pregressi traumi non risolti (lutti, violenze, abusi sessuali).
Ad ognuna di queste forme corrisponderà in età adulta una particolare tipologia di personalità e una specifica identità sessuale, insieme a diverse esigenze relative alla condotta sessuale.
Il comportamento della madre (o del care-giver), le cure fornite al bambino, la relazione fisica ed emozionale che si instaura, rappresentano un insieme (più o meno coerente) di stimolazioni = informazioni = energia che nel sistema nervoso centrale vanno a produrre sinaptogenesi, connessioni nervose, tessuto cerebrale (memorie).
Le cure, le carezze, il calore e il tono del corpo materno attivano nel neonato e nel bambino i recettori del piacere, che consentono al bambino stesso di sperimentare, con evidenti segnali corporei di gratificazione, la sicurezza del supporto materno ed il piacere che il corpo può dargli.
LO SVILUPPO SESSUALE E LE TEORIE SULL’ATTACCAMENTO
LE FASI DELLO SVILUPPO SESSUALE 
La sessualità rappresenta un elemento portante dell’intera personalità dell’individuo. Il concetto di IDENTITA’ SESSUALE concorre in modo massiccio alla formazione della personalità: l’individuo non è in equilibrio se non ha una percezione corretta della propria identità sessuale.Questa si costituisce attraverso un lungo periodo che parte dalla vita intrauterina ed arriva fino all’adolescenza.Esistono diversi momenti nell’ontogenesi dell’identità sessuale:
  • l’acquisizione del sesso genetico (al concepimento)
  • il sesso gonadico (tra la 7. e l’11. settimana di gestazione)
  • il sesso ormonale
  • la presenza del sesso genitale (3.-4. mese di vita intrauterina)
  • il sesso encefalico (al 4.-5. mese di vita intrauterina)
  • infine, il sesso fenotipico (alla nascita).
Tutte queste fasi, per quanto necessarie, non sono sufficienti a stabilire l’identità sessuale, alla cui formazione concorrono anche:
  • la maturazione somatica,
  • l’acquisizione di identità di genere,
  • la percezione del sesso psicologico (nell’adolescenza).
In questo periodo si hanno le 4 possibili tipologie di identità, tutte riferite all’auto-percezione e rafforzate dall’attrazione verso un possibile partner:
  1. identita’ di tipo eterosessuale
  2. identità di tipo omosessuale
  3. identità di tipo bisessuale
  4. identità di tipo transessuale.
Lo sviluppo sessuale avviene attraverso il progressivo divenire dei BISOGNI ai quali il soggetto in E.E. deve avere risposte adeguate: in caso contrario, la mancata soddisfazione provocherà notevoli disturbi sia a livello dell’identità sessuale, sia, più in generale, nell’ambito della sua intera personalità.
GLI STADI DI SVILUPPO DEI BISOGNI
Gli stadi di sviluppo dei bisogni sono riassumibili nel seguente schema:- bisogno di attaccamento   da   0 a 18 mesi- bisogno di autonomia       da 18 a 36 mesi- bisogno di ruolo sessuale  dai 3 ai 5 anni- bisogno di autostima        dai 6 agli 11 anni- consapevolezza della meta sessuale      da 11 a 15 anni- bisogno di agire la sessualità     dai 15 anni alla fine dell’adolescenza
  • La fase dell’AUTONOMIA è caratterizzata dal progressivo spostarsi delle esigenze del bambino dalla simbiosi con la madre verso la ricerca di spazi di libertà (i primi “no”, la tolleranza dell’assenza della mamma, maggior ruolo del padre, oggetti transizionali, automanipolazione sul corpo nei momenti di solitudine o per la paura dell’abbandono).
  • La fase di bisogno di RUOLO SESSUALE è il momento del riconoscimento delle differenze sessuali, di apprendimento di comportamenti legati ai diversi ruoli sessuali, curiosità verso zone del corpo a più specifica connotazione erotica.
  • La fase del bisogno di AUTOSTIMA copre, nella pratica scolastica, gli anni della scuola elementare (“latenza”) e non appaiono manifesti interessi o momenti di sviluppo sessuale. Si sviluppano molto le competenze sociali e l’apprendimento di comportamenti tipici del sesso maschile o femminile e, in particolare, si sviluppa un adeguato senso di autostima, che deriva dai riconoscimenti che l’ambiente offre al bambino.
  • La consapevolezza della META SESSUALE comincia a manifestarsi nella pubertà: la comparsa dei caratteri sessuali secondari, insieme con lo sviluppo di intense pulsioni sessuali, consente l’identificazione maschio/femmina = identificazione con soggetti del proprio sesso e attrazione verso l’altro sesso (possibili difficoltà e diverse identificazioni).
  • AGIRE LA SESSUALITA’ diventa il momento finale in cui la dimensione del comportamento sessuale agito consente di perfezionare la scelta sessuale e di integrarsi completamente in una possibilità di vita sessuale adulta che dovrebbe comprendere, oltre al soddisfacimento corporeo, anche il pieno appagamento dei desideri affettivi e di scambio.
L’IDENTITA’ SESSUALE - Aspetti psicologici nell’adolescenza 
  1. GENERE SESSUALE - Al momento della nascita ogni individuo viene indicato come maschio o femmina mediante l’osservazione dei genitali esterni (dimensione bio-fisiologica)
  2. IDENTITA’ DI GENERE – Consiste nella consapevolezza interiore che ogni persona ha del proprio genere sessuale (dimensione psicologica)
  3. IDENTITA’ DI RUOLO – Rappresenta il riscontro sociale della identità di genere ed è strettamente legata ai rapporti con altre persone (dimensione psico-sociale)
IDENTITA’ DI GENERE 
Coinvolge circolarmente vari fattori: GENETICI Þ AMBIENTALI Þ INTRAPSICHICI Þ RELAZIONALI ed è in funzione di:
  • LE DISPOSIZIONI innate a livello cromosomico ed endocrinologico, tenendo però presente che è l’interrelazione tra tali forze biologiche e i fattori ambientali che determina il comportamento;
  • L’ASSEGNAZIONE del sesso alla nascita in base all’aspetto dei genitali esterni;
  • LE DIFFERENZE comportamentali innate legate al sesso;
  • LE SENSAZIONI corporee del bambino, soprattutto a livello delle zone genitali;
  • DEI GENITORI: fin dal primo riconoscimento del sesso del bambino, i genitori provano sensazioni differenti riguardo ad un neonato (e persino in gravidanza, dopo l’ecografia) a seconda che sia maschio o femmina.
    Dopo la nascita, sono fondamentali gli atteggiamenti e gli investimenti, soprattutto materni, nei confronti del sesso del neonato, per stabilire e rinforzare nel figlio lo schema corporeo, l’identità di genere, le sensazioni somatiche di piacere o rifiuto, le relazioni oggettuali del bambino.
L’identita’ di genere e’ basata su profondi e complessi vincoli tra mente e corpo e determinate aree del corpo acquistano un senso mentale soprattutto in ordine alle stimolazioni che ricevono.

sabato 18 gennaio 2014

Compiti sulle Conversioni numeriche per coloro che vogliono recuperare

Ecco gli esercizi:

128;  234;  348;  768; 1034;  2768;  446;   968;   555;  666;

da base 10 a base 2, 5, 8, 11, 16
223;  256;  335;  777;  2056;  876;   331; 1085;   2367;  1024;

da base 10 a base 2, 4, 8, 9, 16.


Condividere i risultati su G-DRIVE come me proprietario come abbiamo fatto per i lavori di gruppo sulle SMART-CITY.

Scrivete in word e condividete gli esercizi di recupero con me.

A domani

prof in gamba.




giovedì 16 gennaio 2014

La tabella dei codici ASCII American Standard Code Information Interchange

Ciao a tutti ecco la tabella ASCII.

Tabella ASCII

prof in gamba.

Nuovo compito di informatica su Aereoporti

Agli studenti che si accingono a sperimentare queste nuove modalità di esercizi propongono un esercizio con l'utilizzo delle funzioni testo in G-DRIVE.

Qui dappresso troverete la soluzione
Esercizio Aereoporti